Santuario della Madonna del Ruscello

LE ORIGINI DEL SANTUARIO

Le origini della chiesa Santa Maria del Ruscello risalgono al lontano 1604. A trecento metri dalla Roccaforte di Vallerano, al centro dei Monti Cimini, poco distante da Viterbo, vi era ai margini di un ruscello una piccola cappella con un affresco della Vergine ed il Bambino del 1400. Il tempo e le intemperie avevano reso quasi irriconoscibile la sacra immagine, tanto che venne incaricato dal parroco Don Vittore Petrucci il pittore Stefano Menicucci di restaurarla. Mentre il 5 luglio 1604 l’artista era intento nel ritocco della bocca, dalle labbra della Vergine sgorgò miracolosamente del sangue. Subito il vecchio arciprete Don Pietro Janni mandò un messo ad avvertire a CivitaCastellana il Vescovo, Mons. Andrea Longo che solerte venne a constatare il miracolo. Folle di fedeli accorsero e con le offerte raccolte l’8 marzo 1605 si diede inizio ai lavori per la costruzione del tempio. Sul luogo del miracolo giunsero anche iFarnese, duchi di Parma e Piacenza, signori di Vallerano, che lo avevano acquistato dalla Camera Apostolica nel 1536, diventando parte dello Stato del Duca di Parma, grazie al loro cardinale, Odoardo diedero un enorme contributo per l’edificazione del santuario. Un vero e proprio monumento architettonico, a circa 60 km. da Roma, si giunge nel paese dalla “strada romana”, attuale Via Salita; sulla destra si scorge adagiata nel verde la bella costruzione che sorge proprio sul luogo del miracolo, immenso reliquiario alla venerata immagine mariana. Un vero gioiello d’arte d’inizio seicento, la pianta con i prospetti , la facciata e alcuni particolari ornamentali derivano dai disegni del celebre architetto Jacopo Barozzi da Vignola, 1507-1573 autore peraltro di tante realizzazioni artistiche dell’alto viterbese. Lo stile che prevale è senza dubbi il barocco, non sontuoso, fatto d’ori e sfarzosi stucchi, ma di un genere snello, armonioso con un notevole influsso rinascimentale. La pianta a croce latina ha la tipica partitura degli ambienti presente nelle chiese rinascimentali e poi barocche: un’unica navata centrale con sei laterali aperture ad arco, tre per lato, quattro adibite a cappelle, due di passaggio ad accessi secondari. La navata culmina con un transetto coperto nella parte centrale da una cupola tonda internamente, ottagonale nella parte esterna. Alle spalle dell’altare maggiore vi è uno spazio riservato al coro. Ogni ambiente è concluso in alto da ampie volte a botte.

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